Il mondo della lead generation sta vivendo una rivoluzione epocale: con la fine imminente dei cookie di terze parti, le aziende devono ripensare il modo in cui raccolgono e utilizzano i dati degli utenti. Se fino a poco tempo fa il tracciamento tradizionale permetteva di profilare i consumatori quasi senza sforzo, oggi il focus si sposta sulla trasparenza e sulla fiducia. In questo contesto, lo Zero-Party Data emerge come la chiave per costruire relazioni solide e personalizzate con i clienti.
Addio ai cookie di terze parti: cosa cambia per l’e-commerce?
Google ha annunciato la progressiva eliminazione dei cookie di terze parti, e sebbene il processo abbia subito diversi rinvii, la direzione è chiara: il digital advertising non potrà più contare sui dati raccolti passivamente attraverso la navigazione degli utenti.
Questo significa un aumento dei costi pubblicitari e una minore efficacia delle strategie di retargeting tradizionali. Le aziende che si affidavano esclusivamente a questi strumenti devono trovare alternative per identificare e segmentare il proprio pubblico in modo efficace.
Lo Zero-Party Data: una risorsa preziosa
A differenza dei dati di prima parte (raccolti attraverso le interazioni con i clienti) e di quelli di terze parti (acquisiti da piattaforme esterne), lo Zero-Party Data è costituito da informazioni fornite volontariamente dai consumatori. Sono dati che l’utente sceglie di condividere perché riconosce un valore nell’interazione con il brand. Questo può avvenire attraverso questionari, preferenze dichiarate, iscrizioni a programmi fedeltà o accesso a contenuti esclusivi.
Immagina un e-commerce di moda che propone ai nuovi visitatori un breve quiz per scoprire il loro stile preferito. In cambio di suggerimenti personalizzati e sconti dedicati, gli utenti forniscono informazioni sulle loro preferenze di acquisto. Questo approccio non solo migliora l’esperienza d’acquisto, ma permette all’azienda di raccogliere dati altamente qualificati e direttamente utilizzabili per strategie di marketing mirate.
Come incentivare la raccolta di Zero-Party Data
Affinché gli utenti siano disposti a condividere informazioni, è fondamentale offrire loro un vantaggio concreto. La gamification è una leva potente: badge, premi e sconti progressivi possono motivare i consumatori a completare i propri profili o a partecipare a sondaggi. Anche il content marketing gioca un ruolo chiave: offrire e-book esclusivi, webinar o anteprime di nuovi prodotti in cambio della registrazione permette di ottenere dati utili senza forzature.
Inoltre, la trasparenza è cruciale. Gli utenti devono sapere come verranno utilizzati i loro dati e quali benefici concreti ne trarranno. Un approccio customer-centric, in cui il brand dimostra di rispettare la privacy e di personalizzare realmente l’esperienza d’acquisto, rafforza la fiducia e aumenta la propensione alla condivisione.
L’impatto sui risultati di business
Adottare una strategia basata sullo Zero-Party Data porta vantaggi tangibili.
Una migliore segmentazione consente di proporre offerte più rilevanti, riducendo il tasso di abbandono del carrello e aumentando il Customer Lifetime Value. Le campagne pubblicitarie diventano più efficaci, grazie a lookalike audiences costruite su dati di qualità, mentre la dipendenza dai canali a pagamento si riduce progressivamente.
In un panorama in cui la fiducia e la trasparenza sono sempre più decisive, le aziende che sapranno costruire relazioni autentiche con i propri clienti avranno un vantaggio competitivo enorme. Lo Zero-Party Data non è solo una risposta alla fine dei cookie di terze parti, ma una nuova opportunità per rendere il marketing più etico, efficace e sostenibile nel lungo termine.
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